Luna Cenere: la ricerca, il corpo e la nudità. Intervista

03 maggio 2020 – fatti di teatro

Claudio Roselli

fattiditeatro.com

Con questo pezzo ho deciso di riaprire un archivio di interviste rimaste nel buio per
motivazioni legate al tempo o alla contingenza. Incontri fatti con performer, dal vero,
subito dopo aver assistito ai loro spettacoli che si sono poi completati con successivi dialoghi-interviste fatti di persona o come questo, nato al tempo del COVID-19 attraverso un’incredibile chiacchierata su una delle tante piattaforme online diventate luoghi di incontro virtuale.

A Marzo 2020, all’interno di INVITO DI SOSTA XII, Danza Contemporanea ad Arezzo, è stata invitata Luna Cenere a presentare una versione ridotta del solo “Kokoro”, al quale assolo ha seguito un’incontro del pubblico con l’artista, durante il quale sono state fatte domande sullo spettacolo. Ho pensato per la seconda volta di voler intervistare Luna, la prima volta era stato a Kilowatt Festival 2018. L’intervista che segue si è svolta pochi giorni fa.

Claudia Roselli: Luna ti ringrazio per aver accettato la mia proposta e di
condividere del tempo insieme per questa intervista. Ti chiedo perciò di
cominciare a raccontarci la tua storia di educazione e formazione come
artista.

Luna Cenere: Io sono danzatrice, giovane autrice, nata a Napoli e cresciuta a Napoli. Ho iniziato la mia prima formazione in questa città, in una scuola privata seguendo diversi insegnanti. Ho cominciato subito con la danza contemporanea, anche se in seguito ho integrato il mio studio con la danza classica fin dai primi anni di formazione. Ed in realtà anche adesso continuo a prendere lezioni di classico, perché (ride) fanno molto bene alla salute! (Ridono) Poi dipende dall’insegnante, ma quello lo scegliamo. Parallelamente ai miei studi di danza, che secondo le convezioni tradizionali sono cominciati molto tardi, ovvero a sedici anni, studiavo. Ho fatto l’università: Sociologia con indirizzo Antropologico. Quindi chiaramente, la Sociologia, l’Antropologia, le materie umanistiche sono materie che mi interessano. Non mi sono laureata, perché ho finito di studiare all’Accademia di Danza a Napoli e mi sono presa quello che potrebbe essere definito un anno sabbatico: avevo finito tutti gli esami, ma non la tesi. Ho cominciato a fare audizioni e seminari, a Napoli ed in altre città per continuare a formarmi. Ho passato delle audizioni ed ho scelto di andare a studiare in Austria. In un’Accademia che si chiama SEAD: Salzburg Experimental Academy of Dance, una scuola internazionale che si trova appunto a Salisburgo. Una domanda che mi viene fatta spesso è: perché te ne sei andata? Penso che questo abbia a che fare con il percorso personale, ed il motivo principale credo che sia che c’erano informazioni, delle quali avevo fame, che non potevo ricevere in Italia; quindi ho deciso di andare a studiare all’estero. La scuola in Austria dura quattro anni, io li ho seguiti tutti e sono stati degli anni bellissimi, al termine dei quali mi sono trasferita in Belgio, a Bruxelles. Lì c’e’ stato un periodo di grande transizione, perché in Accademia ho raccolto tantissime informazioni; le ho prese tutte, senza giudicare, perché come studentessa ero nella posizione di ricevere. Ho fatto tesoro un po’ di tutto, sino a che negli anni seguenti, mi sono chiesta dove volevo posizionarmi, che cosa volevo fare, dove mi vedevo io come danzatrice, cosa sentivo vicino e cosa mi poteva rispecchiare. Ho sempre cercato di capire io chi fossi e dove fossi e tutt’ora questa è una domanda viva dentro me. Si può dire che a
quel punto io ho iniziato la mia ricerca, non solo come interprete ma come autrice. Quindi riuscire a studiare movimento ed a studiare le soluzioni dell’improvvisazione. Anche come interprete c’era sempre una partitura da seguire, ma ho sempre amato quei lavori che all’interno della stessa mi lasciavano libera di seguire il momento e di stare in ascolto piuttosto che averne una fissata rigidamente. Personalmente soffro dentro le partiture troppo fisse e quindi dall’altra parte mi appassiono di più in un lavoro dove il coreografo mi mette in una condizione di lavorare di improvvisazione e quindi di essere creativa, in modo costante, non soltanto nel momento del processo creativo. Quando ero in Belgio ho cominciato a lavorare con qualche compagnia, come free lance e tra queste una compagnia in Spagna e poi a viaggiare. In quello stesso anno sono andata a visitare la Biennale di Venezia, che in quell’anno era diretta da Virgilio Sieni. Mi sono molto stupita della qualità di quella Biennale, io che viaggiavo e vedevo Festival, in Austria, Spagna, Belgio, non mi aspettavo di trovare una Biennale così bella a Venezia.

Claudia Roselli: Che anno era?

Luna Cenere: Non mi ricordo esattamente se fosse il 2016 o il 2015. Lì poi c’e’ stato
anche l’incontro con Virgilio Sieni. Io non conoscevo il suo lavoro, perché avendo studiato all’estero mi sono persa molto di quello che accadeva in quegli anni in Italia. Un pò perché avevo sviluppato, lo ammetto, un atteggiamento esterofilo; mi riconoscevo di più nel lavoro di artisti non italiani, che chiaramente è anche diverso da paese a paese. Perché ogni paese ha la propria cultura e perciò anche la propria cultura per la danza. In quell’età, non mi sentivo vicina a quello che avevo lasciato in Italia.

Claudia Roselli: Napoli poi non è Firenze, ed è possibile che nella tua
formazione artistica tu fossi più concentrata nella sfera della tua città e della
tua regione, dove comunque arrivavano sicuramente delle cose però..,

Luna Cenere: … Però molto poco rispetto a quello che arrivava al Nord Italia, ma si può dire che all’oggi siamo ancora a questo punto qui. Non è cambiato molto. Sia per quanto riguarda gli spettacoli che arrivano, che per quanto riguarda la formazione. Al Nord Italia è stato fatto un progresso, rispetto alla formazione, ci sono molti più danzatori professionisti al Nord che al Sud. Ci sono anche qui, però non è la stessa cosa. Mi sento di dire questo anche se dal mio punto di vista, è una considerazione molto triste. Non trovo giusto, che il mio stesso destino, di persona che deve sradicarsi ed andare fuori a studiare lo debbano, nel 2020, affrontare altri giovani. Spero che le cose cambino quanto prima possibile.

Claudia Roselli: Hai parlato di Virgilio Sieni, il quale a Firenze, dirige dal
2003 Cango Cantieri Goldonetta Firenze, Centro Nazionale di produzione per
la danza ed ha fondato, in seguito, La Scuola sul Gesto e il Paesaggio. Nel 2013
Chevalier de l’ordres des arts et de lettres dal Ministro della cultura francese.
Non è proprio una personalità facilmente replicabile.

Luna Cenere: Bè, certo l’azione di Virgilio Sieni sul territorio è enorme e passerà alla
storia. Perché è quel tipo di organizzazione, che funziona grazie a persone invitate da fuori che vengono per fare formazione: questo è importante e questo lui lo fa. Anche il Festival è strutturato così. Gli riconosco un grandissimo lavoro. Ed è per questo che dopo che l’ho conosciuto, mi ci sono avvicinata sempre di più, ho lavorato con lui, è nato un bel rapporto. “Kokoro” è stato un lavoro sostenuto da Virgilio e se non fosse stato per lui, e per la compagnia Körper di Napoli che lo ha prodotto, sarebbe stato molto più difficile portarlo a termine. Già così ci sono voluti due anni per terminarlo. E’ stato un momento molto bello. Prima c’e’ stato tanto lavoro, personale, durante il quale ho capito, che quello era il lavoro che io volevo portare a termine, di pari passo, con il mio lavoro di interprete. Era un’esigenza forte quella che sentivo ed è stato importante vedere che questa esigenza forte veniva riconosciuta anche da fuori e veniva riconosciuto anche il valore del mio lavoro.
Perché per me che ne sono l’autrice tutto ha un valore, ma probabilmente molto personale.
Quando poi vedi che questo valore, viene riconosciuto da fuori e sei cosciente di quello che è accaduto, le cose cambiano, fino a quel momento lì ha soltanto un valore personale.

Claudia Roselli: “Kokoro”: puoi narrarci il significato di questa parola e dirci se la tua creazione è nata partendo da questa parola o se, invece, il titolo è venuto dopo? Ero presente durante l’artist talk al Teatro Mecenate ed ho sentito il tuo racconto sulla genesi creativa dello spettacolo a Bruxelles.

Luna Cenere: Intanto ti dico che la parola “Kokoro” è un ideogramma giapponese che noi traduciamo come mente-cuore, ma che in realtà in Giapponese significa essere interiore. E’ un’unione, tra la parte razionale e la parte emozionale. La capacità di essere centrati e di manifestarsi come un unico. E’ una parola che spesso viene utilizzata anche nei percorsi di pratica buddista, nei percorsi di meditazione, ed è capitata davanti ai miei occhi quando ero in Belgio. Quello è stato per me un periodo di transizione forte, come ti ho già detto: dopo la fine della mia formazione, tutto quello che mi ero lasciata alle spalle in Italia; ero un pò in crisi. Sia dal punto di vista lavorativo, dal punto di vista professionale, dal punto di vista emotivo; quindi cercavo di affrontare e di capire: dov’ero e dove volevo andare e quindi ho iniziato a mettere in crisi una serie di concetti binari. Cosa vuol dire bene? Cosa vuol dire male? Sono concetti così relativi. Mi sono anche domandata cose è un lieto fine, se una fine non c’e’? Nella nostra vita noi attraversiamo tantissime fasi, ci trasformiamo sempre, ma quando è che qualcosa finisce e qualcosa comincia? E’ difficile riuscirlo ad identificare, a meno che non siamo noi in ascolto e sentiamo che qualcosa dentro di noi in un momento specifico sta cambiando, e quindi ho iniziato ad immaginare, qualcosa che fosse un unico, qualcosa che fosse circolare che fosse un percorso che non finisce mai nella vita; nella trasformazione che durante la nostra vita noi attraversiamo continuamente. Ero a Bruxelles, per un caso fortuito, una mia amica lasciò a casa mia, “L’attore Invisibile” di Yosho Oida e Lorna Marshall. Questo libro è diventato un testo sacro per me. Un manuale di riflessione costante. E’ un manuale bellissimo e consiglio a tutti di leggerlo, anche se purtroppo è uscito fuori stampa. Spero che tornerà presto fruibile in Italia: è incredibile ed io ne ho una copia in inglese. All’interno di questo testo mi comparve il concetto “Kokoro”. Fu per me una rivelazione.

Claudia Roselli: Yosho Oida ha scritto di “Kokoro”?

Luna Cenere: Si. Lui ad un certo punto racconta che cos’è e perché è una pratica.
 Considerato che per me la danza è una pratica ma spesso è anche una forma di meditazione: perché devo perdermi, devo ritrovarmi, devo concentrarmi, osservo la mia mente, osservo il mio corpo, sento tante cose, quindi per me – sopratutto quando sono dentro un’improvvisazione – è una pratica meditativa. Perché apre tutti i tuoi canali, finché non riconosci qualcosa. Allora la segni, la riconosci e ti dici: “Okay oggi sono arrivata qui”. Quindi il percorso di “Kokoro” è proprio iniziato come una pratica. Ho individuato dove ero e non dove volevo andare, ma il flusso nel quale stavo viaggiando: eliminare il dualismo, eliminare il concetto di bene male, di bello brutto ed anche lavorare nel mio corpo in questa direzione, quindi accettare tutto quello che io in quel momento potevo portare come esperienza. Scoprire come potevo trasformare questo corpo perché potessi assumere forme, che si facessero spazio, ma che non raccontassero di me. Dove, sono io, che racconto, però sono sempre io che sparisco.
C’e’ una storia molto bella, che condivide Yosho Oida nel suo libro ed è la descrizione della storia di due attori: uno dei due attori è molto bravo tecnicamente, punta la luna e tu guardi il suo dito, perché lo fa con una tecnica molto precisa nel puntare il dito. E c’è l’attore, attore, che indica la luna e tu, tu vedi la luna. Tu alzi lo sguardo per cercare la luna. A me questa metafora è rimasta così impressa, che io volevo che il mio corpo fosse questo. Vorrei che il mio corpo in scena fosse in grado di mostrare altro e quindi che diventasse spazio vuoto. Anche se io sto raccontando la mia storia, anche se nello spettacolo si svela che c’è una storia di amore che io sto raccontando o comunque un aspetto sentimentale forte. Nel modo nel quale lo racconto, io vorrei che diventasse quasi universale, che non raccontasse di me, ma che diventasse un essere, un corpo che attraversa tanti stati fino al punto tale che sembra diventare umano, ma che poi diventa qualcosa di altro ancora, e che lascia in scena un vuoto. Perché ogni vuoto si riempie sempre di qualcosa e di qualcun altro. Se io guardo uno spazio vuoto, io lo sto riempiendo con il mio sguardo, con il mio pensiero. Se io perdo una persona, se qualcosa viene a mancare nella mia vita, inevitabilmente io quel vuoto lo riempirò di me: di un qualcosa che riguarda me o di un qualcosa di nuovo. Lo spettacolo è tutto questo, che è un pò la sintesi di quello che mi attraversava, nel periodo nel quale ho creato “Kokoro”.

Claudia Roselli: Tu stavi pensando a “Kokoro” quando hai iniziato il tuo lavoro?

Luna Cenere: Io avevo scritto cosa stavo ricercando, quindi avevo già scritto il primo dossier, ma non avevo un titolo. Nel mio dossier preparatorio, c’era scritta la mia intenzione di eliminare il dualismo, dell’essere unico. Quindi in realtà quando mi è apparsa la parola “Kokoro” per me quella era una risposta. Quello doveva essere il titolo. E’ stato definitivo.

Claudia Roselli: Come spesso accade nel momento di creazione, sono arrivati contemporaneamente.

Luna Cenere: Quando mi sono messa in sala prove, aveva il titolo, nella prima residenza. Perché, la mia prima sala prove a Bruxelles era un garage, che non ti dico: condizioni nella quali i poveri disgraziati devono allenarsi. Non ti dico.
(Ridono)

Claudia Roselli: Ne so qualcosa.

Luna Cenere: A volte quando mi dicono: “Non posso andare a provare perché non ho la sala!”. Ora al tempo del Corona Virus: sono tutti nei terrazzi, nelle case ed ecco le pratiche quando non ci sono le sale. Quando ero a Bruxelles, ho terminato mettendo il titolo su questo dossier e l’ho inviato per la prima residenza a Napoli. Quindi da lì poi, è avvenuto anche il mio riavvicinamento alla città, ci sono voluti quattro anni, prima che io mi ri- trasferissi, a Napoli da quella prima residenza.

Claudia Roselli: E’ stato tutto abbastanza lungo?

Luna Cenere: Si

Claudia Roselli: So cosa vuol dire.

Luna Cenere: Ma io non volevo tornare. ( Ridono )

Claudia Roselli: In questo momento comunque è impossibile pianificare spostamenti, trasferimenti, viaggi. Un’altra domanda su “Kokoro” riguarda la musica: hai usato gli stessi suoni fin dall’inizio oppure a che punto del lavoro sono arrivati e che valore hanno avuto per te, come artista ed anche per la ricerca che stavi conducendo i suoni che hai inserito?

Luna Cenere: La prima residenza di “Kokoro” si è conclusa con una restituzione pubblica, nelle quale le musiche erano tutt’altre. In realtà in tutta la prima parte io non ero completamente nuda, avevo dei leggings attillati. Torniamo alla musica, nella prima residenza, io avevo presentato un piccolissimo estratto dove ero completamente in silenzio. Questa proposta fu ricevuta in maniera molto strana. E’ raro lavorare in silenzio assoluto, qua in Italia, è come se non ci fosse l’abitudine. Nel contesto dove mi trovavo era molto strano, poi ho cominciato ad usare la colonna sonora di una musica di un film molto molto bello che si intitola “Only lovers left alive”. La usavo anche per provare, e poi alla fine, decisi di presentare il pezzo con questa musica. Nel percorso di creazione, al suo interno c’era un accenno, non ad una storia d’amore nello specifico, ma comunque di un’emotività che sta sul lato amoroso, e quindi “Only lovers left alive”, poteva essere di sostegno.
Claudia Roselli: Si ho visto delle immagini di questa fase iniziale: dei fuseaux azzurri.
Luna Cenere: C’e’ un pò di mitologia nello spettacolo, penso che si evinca, che sono evocate alcune immagini: la sirena, la medusa, delle figure femminili mitologiche. All’inizio io pensavo che un costume potesse aiutarmi, invece, il corpo nudo lo rendeva perfettamente da solo. Ma questa è una scoperta che è arrivata nel corso della sua creazione.

Claudia Roselli: Non è detto che questo sia raggiungibile da tutti: il tuo corpo, i tuoi movimenti, rendono questo Luna. Non per tutti i corpi c’e’ la medesima possibilità di raggiungere gli stessi messaggi estetici e nel movimento. E’ la stessa similitudine che hai ricordato tu scritta da Yoshi Oida: alcuni attori non sanno farci vedere la luna, ma solo il loro dito e la direzione che stanno indicando ed ugualmente non tutti i corpi possono evocare le fattezze di questi animali.

Luna Cenere: Certo. Nella ricerca del movimento se all’inizio avevo bisogno di vestirmi per trasformarmi, ho raggiunto un punto dove ho sentito che il corpo si trasformava da solo, senza altri strumenti. Non c’era bisogno di travestimenti per veicolare il messaggio. Questo è stato durante la prima residenza. Poi ho cominciato a lavorare con una giovane compagnia di Spagna che si chiama Agitart Company, che attualmente organizza anche un Festival estivo a Figueras, che è la città di Dalì.

Claudia Roselli: Si conosco questa luogo, l’ho visitato.

Luna Cenere: Proprio lì nel periodo nel quale lavoravo con loro, alle musiche dello spettacolo, stava anche lavorando un giovanissimo compositore di musica elettronica. A Figueras è nato questo incontro. Mi è piaciuto molto il suo modo di lavorare e di interpretare con la musica la coreografia e quindi mi sono chiesta, se avesse avuto voglia di cominciare un altro percorso. Ed effettivamente sono stata molto contenta quando mi ha detto che voleva sperimentare. Da lì è cominciato questo percorso di composizione, che poi è andato di pari passo. Nel senso che io componevo il movimento e gli mandavo i video. Abbiamo lavorato quasi per tutto il tempo distanti. Finché poi abbiamo fatto l’ultima residenza per chiudere il lavoro da Virgilio Sieni. Però per gran parte del processo creativo abbiamo lavorato a distanza. Ogni volta che ero sicura di una composizione, preparata usando un’altra musica – la quale però era solamente indicativa rispetto al tipo di ambiente – che volevo che si ricreasse, gliela inviavo come traccia per la quale creare la musica.

03 maggio 2020 – fatti di teatro

Claudio Roselli

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